Studio Dentistico Poggio - Dentista a Milano, Duomo

La parte più “invisibile” del nostro lavoro. La fiducia nel dentista

6 Feb 2026

Ripensavo a qualche tempo fa, a quando un paziente mi disse una cosa che mi è rimasta addosso:
“Mi ricordo di te da piccolo, qui in giro per lo studio.”

Nel nostro lavoro ci sono aspetti visibili: una cura, una radiografia, una procedura, una ricostruzione.
E poi c’è tutto il resto. Quello che non si vede, ma che spesso fa la vera differenza: il rapporto di fiducia nel dentista.

Perché sì, la tecnica conta. L’aggiornamento continuo conta. La precisione conta.
Ma se una persona torna, si affida, si sente tranquilla… di solito è perché nel tempo ha trovato qualcosa di più: ascolto, continuità, presenza.


La fiducia non nasce in una seduta: si costruisce nel tempo

La fiducia nel dentista è fatta di dettagli piccoli, ripetuti, coerenti.
È fatta di spiegazioni chiare, senza fretta. Di domande fatte nel modo giusto. Di una sensazione semplice: “qui mi sento seguito”.

Spesso si pensa che la fiducia sia una cosa “di pancia”. In realtà è molto concreta:

  • sapere cosa stiamo facendo e perché

  • capire quali sono le alternative

  • sentirsi accompagnati nelle scelte, senza pressione

E soprattutto: vedere che l’attenzione non cambia, dal primo incontro ai controlli successivi. Perché la relazione vera si misura nella continuità.


Controlli e prevenzione: la parte più sottovalutata (e più importante)

C’è una frase che mi piace ripetere: la cura migliore è quella che evita problemi più grandi.

Un controllo periodico fatto bene non è “una formalità”. È un momento in cui si intercettano segnali piccoli, quando sono ancora gestibili:
un’infiammazione lieve, un carico masticatorio sbilanciato, una carie iniziale, un’abitudine che sta creando stress.

Ed è qui che la fiducia diventa pratica: perché una persona accetta il richiamo, torna volentieri, si lascia guidare nella prevenzione… quando sa che quel tempo è speso bene, con criterio e senza allarmismi.

A volte basta poco per fare tanto: una correzione, un consiglio mirato, un controllo in più nel periodo giusto. E nel lungo periodo, questa costanza vale più di qualsiasi “intervento miracoloso”.


Dal 1960 a oggi: strumenti diversi, stesso obiettivo


La sala di attesa dello Studio Poggio nel 1960


Una sala operativa di oggi

La tecnologia cambia, e meno male. Oggi abbiamo strumenti più precisi, diagnosi più accurate, protocolli sempre più efficaci.
Ma il punto non è “avere l’ultima novità”. Il punto è usare ciò che serve davvero, nel modo giusto, per la persona che abbiamo davanti.

In fondo, il nostro obiettivo è sempre lo stesso: prenderci cura delle persone, bene, a lungo.

Ed è forse questa la parte più “invisibile” del nostro lavoro: non solo fare, ma seguire.
Non solo risolvere, ma accompagnare. Non solo oggi, ma nel tempo.